Ieri, in Palo alto, (California) è morto un genio. Così, più o meno, (di più e non di meno) hanno titolato i giornali di tutto il mondo. E, di seguito, interviste, video, filmati che ne ricordavano la storia, ecc.Un piagnisteo generale di tutta la società borghese che lo ha eletto ad icona collettiva della genialità, della forza di volontà, del carisma e chi più ne ha ne metta. Senza alcuna eccezione, persino a sinistra costuii diventerà un'icona, pur non essendo minimamente paragonabile ad un Che Guevara de noartri.
Se qualcuno, nonostante tutto questo fracasso, non se n’è accorto, pazienza: lo farà certamente nei prossimi giorni, mesi, anni. Non importa. L'importante è che tutti ne parlino, possibilmente decantandone le lodi, ed elogiandone il notevole carisma.
E’ imbarazzante osservare come viene idolatrato il "santino" mediatico.
. Articoli scritti con il miele più sopraffino, e,naturalmente i giornali italiani sono i primi ad accaparrarsi il premio "scondinzolante". Vittorio Zucconi, per esempio, "consola" le vedove digitalli, scrivendo che "l’ ingiuria del tempo ha risparmiato Jobs". Morire di tumore al pancreas può essere una fortuna in certi casi, evidentemente. Federico Rampini parla di estetica Zen della “mela”. Brividi spirituali in salsa bit. Meraviglia iconica dal logo al prodotto finito. Marchio immortale, filosofia del millimetro. Il funerale digitale va in scena sul web. “Il Sole 24 ore” paragona Steve Jobs a Prometeo: “Ha regalato all’ umanità un nuovo modo di vedere le cose”. “il Manifesto”, in ossequio obbligato al progresso, lo definisce un “borghese rivoluzionario”. Sul “Corsera”, che attende l’ arrivo di Della Valle, Andrea Garibaldi, in cerca di medaglie dal futuro padrone, celebra il discorso di Montezemolo a Bari: L’ Italia del futuro? “Modello Steve Jobs: creativa, determinata, coraggiosa”.
Nessuno dice che Apple non è tanto una sua creazione, quanto il frutto dellea genialità di Wozniack, vero pioniere del Personal PC. certo Jobs fu quello che riuscì a far diventar famoso ciò ch invece sarebbe stato o copiato da qualcun altro o sarebbe rimasto un trastullo per giovinetti curiosi. Questo è vero.. Nel mondo odierno non basta avere immaginazione e genialità. Ci vuole il cosiddeto "pelo sullo stomaco", per trasformare un prodotto geniale in un prodotto di successo.
Ma qual è il vero lato oscuro della vicenda? Occorre spostarsi in estremo oriente, in Cina ( e dove se no?) Foxxcon. Quattordici suicidi negli ultimi due anni. Turni massacranti di 14 ore, pagati, almeno fino allo scorso anno, la miseria di 900 renminbi al mese, appena 109 euro, seppure per fortuna (!?) , nell’ ottobre del 2010, il salario sia aumentato a 2000 renminbi, 240 euro al mese. Militarizzazione interna alla fabbrica-prigione, in cui convergono migliaia di migranti sradicati dalle provincie agricole dell’entroterra continentale cinese. Ragazzi di 20-30 anni lontani dalle famiglie, schiavizzati e trasformati in robot. Per loro, la Foxconn ha avviato perfino “feste aziendali” anti-suicidio con obbligo di magliette con le scritte “Amiamo Foxconn” e “Amiamo Terry Gou” (il presidente della società n.d.R.). E per “sollevare il morale”, vuoti cori al ritmo di “con Foxconn il futuro è migliore”. Prendiamone atto: E’ grazie alla rivoluzione informatica di Steve Jobs e soci che tutto questo accade e che una disoccupazione ormai strutturale mina la coesione sociale dell’ Occidente “ricco e sviluppato”. Più profitto per le aziende, che oggi commemorano il loro benefattore, e salari più bassi per tutti gli altri. Grazie, Steve. A pagina 27 del “Corriere della sera” di oggi c’è la foto, straziante, del marito di Giovanna Sardaro, una delle cinque vittime del crollo del palazzo di Barletta. E’ in ginocchio di fronte la bara della moglie, indossa un paio di jeans, scarpe da ginnastica ed una maglietta nera con la scritta bianca “Rubacuori”. E’ il simbolo di un’ Italia semplice, esperta della vita, ma incolta. Accanto a lui, di schiena, la figlia di quattro anni, con due ciuffetti teneri, poggia dei disegni sulla cassa della madre. Impossibile trattenere le lacrime. Poco più sotto, nella stessa pagina del Corriere, a stridente contrasto, la pubblicità del prossimo numero della rivista di informatica “Wired”. In copertina il viso serafico di Steve Jobs. Sembra “Gesù Cristo della Divina Misericordia”. “E’ morto. E’ vivo”, recita l’ infelice formula del lancio pubblicitario. Spero venga da piangere anche a voi.
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